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2 Ruote e una manovella

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Molte sono le letture dedicate alle due o alle tre ruote, come sono innumerevoli anche i film sull'argomento. Abbiamo allora deciso di raccogliere in questa pagina alcune recensioni, quelle che ci sono sembrate più interessanti e chissà, magari vi possiamo dare qualche spunto utile

A cura di Roberto de Roma


La prima opera della nuova rubrica di recensione di film e libri aventi per protagonisti principali i nostri adorati tri-ruote, è un simpatico ed agile volumetto, editore PIERALDO, autrice Marina Cianferoni, euro 13:

2 RUOTE E UNA MANOVELLA
IL CINEMA IN MOTO, DALLE ORIGINI FINO AL TRAMONTO DI UN SECOLO DI FOLLIE INVENTIVE, E OLTRE …



Il libro ripercorre la vita di quelle che possono essere definite due arti parallele: il cinema e la moto che condividono persino l’anno di nascita, il 1895, improntando di sé i cento anni a seguire, il cosiddetto Secolo Breve, come viene ormai chiamato con affetto il Novecento. Le parti del libro dedicate ai nostri tri-ruote evidenziano lo stretto legame tra le due arti con la particolare evidenza dei tri-ruote come descritto nel capito “
NATO PER IL CINEMA: Molti tra gli esempi finora fatti, portano alla ribalta un modello generico, la moto a tre ruote detta comunemente sidecar, che nel cinema merita una menzione speciale. Numericamente parlando infatti, le apparizioni dei sidecar sul grande schermo, dai primissimi prototipi fino a esempi contemporanei, sono superiori a quelle della motocicletta diciamo “classica”. Il motivo, a pensarci bene, risiede nelle caratteristiche di entrambe le invenzioni che avanzano, come si sta vedendo, di pari passo: la moto (con carrozzino annesso in questo caso) e il cinema. Prima di tutto, la predilezione assoluta che ha, nel cinema, l’impatto dell’immagine: anche per lo spettatore inesperto, estraneo al mondo delle due ruote, l’estetica del sidecar colpisce lo sguardo; esso appare come un oggetto stupefacente, meno aggressivo forse dell’aerodinamica di una motocicletta e più conciliante nell’aspetto, una traballante geometria di pezzi che a volte sembra assemblata lì per lì. Attira l’attenzione. Poi, sempre secondo le necessità primarie dell’arte cinematografica, il sidecar facilita le esigenze di dialogo o dell’azione stessa in un film. Nel primo caso a cavallo di un sidecar, conducente e passeggero possono sempre in qualche modo comunicare. Al contrario, gli stessi due a cavallo di una moto in corsa, saranno più spesso visti in semplice movimento nell’ambiente, secondo un criterio di verosimiglianza.”
Il libro è un insieme di aneddoti, notizie e curiosità e diversi capitoli sono dedicati al nostro “trabiccolo”, come viene definito nella prefazione il mezzo a tre ruote che Zampanò, nel film La Strada di Fellini, utilizza come un carro di Tespi in miniatura. A proposito di curiosità, sapevate che il “trabiccolo” che Zampanò presentava come la sua Davidson era in realtà una tre ruote italiana, la Sertum costruita fino al 1952, recuperata in un fosso da Ugo Trucca, meccanico in Civita Bagnoregio, che vite su vite aveva realizzato la casa/bottega.
Un altro episodio che delizierà i fortunati possessori di sidecar URAL:
“va ricordato nella rocambolesca fuga dai tedeschi inseguitori di Indiana Jones e di suo padre, in Indiana Jones e l’Ultima Crociata, più che altro per una citazione storicamente scorretta: il sidecar è un Ural, di fabbricazione russa, e di epoca ampiamente posteriore agli anni ’40..”
Concludo citando l’autrice:
“Il libro, nato quasi da una fissazione, unisce due passioni personali, la moto ed il cinema. So quanto queste due categorie siano per loro natura piuttosto inconciliabili: intellettuale il cinefilo, un pensatore abituato a dare di gas solo di testa; attento alla strada e solo alla strada il centauro, sebbene gli scorci di panorama che di tanto in tanto riesce a gustarsi siano più intensi di qualunque film in prima visione.”
Buona lettura
Roberto de’ Roma


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