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Wild Field

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Molte sono le letture dedicate alle due o alle tre ruote, come sono innumerevoli anche i film sull'argomento. Abbiamo allora deciso di raccogliere in questa pagina alcune recensioni, quelle che ci sono sembrate più interessanti e chissà, magari vi possiamo dare qualche spunto utile

A cura di Roberto de Roma



Wild Field
Praterie Selvagge

Un film distribuito nei circuiti cinematografici cosiddetti “alternativi” e pertanto di difficile reperimento, ma le belle scene con i protagonisti alla guida di sidecar russi (provate ad immaginare di quale marca) valgono la fatica della ricerca.
Nazione: Russia – Anno: 2008 – Genere: Drammatico – Durata: 104’ – Regia: Mikhail Kalatozishvili – Cast: Oleg Dolin, Daniela Stoyanovich, Aleksandr Ilyin, Aleksandr Ilyin Jr., Yuri Stepanov, Roman Madianov, Irina Butanayeva, Aleksandr Korshunov – Data di uscita: Venezia 2008
Dimitri Morozov, detto anche Mitya, è un giovane medico di poche parole che ha lasciato la città per vivere e operare in un luogo isolato in mezzo alla steppa, lontano dagli agi e dalle tentazioni. Ogni giorno nel suo eremitaggio giungono gli abitanti del distretto, ognuno con un problema, ognuno con una storia da raccontare.
Nella prateria selvaggia ritratta da Mikhail Kalatozishvili il tempo sembra essersi fermato. I pochi personaggi che la abitano si chiamano per nome e cognome, bevono quantità inaudite di alcol per quaranta giorni di seguito finendo in coma etilico, vengono bruciati vivi dai fulmini (salvo poi risvegliarsi dall'aldilà), hanno vacche moribonde per aver ruminato tovaglie stese al sole e giocano a fare i cowboy in sparatorie all'ultimo sangue. Col suo andamento rallentato e il sorriso sornione, Mitya presta le sue cure agli afflitti, interrogandosi sull'esistenza di un dio e inseguendo un misterioso uomo che sembra vegliare sulla sua casa dall'alto delle colline come un angelo custode. Se non fosse per l'elemento spirituale e la domanda sul divino,
Wild Field potrebbe semplicemente incarnare un bizzarro western ambientato in uno stato transcontinentale non troppo distante dalla frontiera con la Cina (il film è stato girato a quaranta chilometri dal villaggio di Aksaj), ma lascerebbe in sospeso più di un interrogativo. Suggestive le scene in cui i protagonisti a bordo di vecchie moto russe e sidecar, si muovono per le praterie sterminate, che diventano quasi metafora della dilatazione spazio-temporale della condizione di alienazione di chi vive ai margini delle grandi società. Il placido carattere del dottore, interpretato dall'affascinante attore teatrale Oleg Dolin, la sua missione "in terra" e le sue guarigioni miracolose sono coincidenze troppo singolari per non pensare che il regista georgiano, coadiuvato dagli sceneggiatori Pyotr Lutsik e Aleksei Samoryadov, abbia voluto ritrarre un moderno - o anche sopravvissuto - Gesù, tant'è che la scena finale, con quelli che sembrerebbero degli apostoli in pena al suo capezzale, pare confermare l'ipotesi. Al di là del legame, vero o presunto, con la figura cristiana per eccellenza - qui sfruttata per raccontare un paese dilaniato e confuso - Wild Field regala una convincente prova attoriale da parte di tutti gli interpreti, una storia brillante e una fotografia che desta meraviglia.




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